La vite. Ecologia agricola.
La vite. Ecologia agricola.
La vite è una delle
piante alimentari più antiche. E' stato accertato che ancora prima
della comparsa
dell'uomo sulla Terra varie specie germogliavano su tutti i
continenti. Erano
naturalmente viti selvatiche e l'uomo si cibò dei loro frutti per
millenni prima di
imparare a migliorarne le qualità e a ricavarne il vino. Sulla
nostra Penisola i primi
tentativi di vinificazione si ebbero verso il 1000 a. Cristo
nelle zone
settentrionali,mentre già da alcuni secoli questa pratica era
conosciuta
in Sicilia,a causa dei
rapporti commerciali che l'Isola aveva con la grande civiltà
micenea. Il popolo
latino e poi quello romano conobbero e coltivarono intensamente
questa pianta che
veniva considerata quasi sacra. Nelle “Leggi delle dodici tavole”
(450 a. C) erano
elencate delle severe pene per chi compiva furti nelle vigne. Esiste
inoltre una tradizione
secondo la quale i Celti furono indotti a passare le Alpi
principalmente per
impossessarsi dei bei frutti d'Italia ed in particolare delle uve e
del vino. Nel Medioevo
la viticoltura decadde grandemente. Solo i monaci
continuarono a
praticarla e a migliorarla. Essi infatti dovevano produrre il vino
in quanto
indispensabile nella celebrazione della Messa Eucaristica. Nel 1498
Cristoforo
Colombo,ritornando da uno dei suoi viaggi nel Nuovo Mondo,portò alla
regina Isabella di
Spagna il prodotto di viti selvatiche da lui trovate a Cuba. Da
allora nuove varietà
di viti vennero portate e diffuse in Europa. Ma ecco che nel
XIX secolo un fatto
nuovo minacciò seriamente la viticoltura europea:alcuni
mortali parassiti
assalirono le viti;la crittograma,poi la perenospora e la filossera.
Essi vennero importati
dall'America insieme ai vitigni. Furono studiati e tentati
svariati metodi per
frenare il flagello che distruggeva interi vigneti in moltissime
zone. Ad esempio uno
dei mezzi più efficaci per la lotta contro la filossera venne
dalle stesse viti
americane,le quali posseggono radici resistenti alla loro puntura.
Si tratta di viti
selvatiche,ossia viti che non portano uva e ne producono poca e
cattiva;ma su di esse
vengono innestate le viti nostrane,buone produttrici d'uva e,
a loro volta,resistenti
nelle foglie alle punture dei parassiti. Le nazioni maggiori
produttrici sono la
Francia e l'Italia.
La radice.
La radice della vite varia
secondo la specie e il particolare modo di propagazione
della pianta (per seme,per
gemma o per talea).
Il fusto.
E' costituito da un
ceppo,cioè da un tronco generalmente corto dal quale partono i
rami,detti “tralci”
(si chiamano “sarmenti”,se,secchi,sono staccati dalla pianta).
I
tralci presentano dei nodi più o meno rigonfi. Sui nodi si
inseriscono le foglie che
portano
alla base le gemme. Dopo il terzo o quarto nodo,da una parte del nodo
stesso
si forma la foglia e sul lato opposto il “grappolo”
oppure un “cirro”
(o
“viticcio”).
Dai nodi del ramo,proprio là dove è situata una gemma,si originano
talvolta
altri germogli detti “femminelle”;se
il clima del luogo è caldo,da questi tralci
secondari
possono nascere dei grappoli che maturano molto tempo dopo quelli dei
tralci
principali. In questi casi si ha una doppia vendemmia.
I viticci.
I
viticci si sviluppano sui nodi dalla parte opposta a quella delle
foglie. Il loro
compito
è quello di avvolgersi intorno ad appoggi vicini per poter
sorreggere i
deboli
tralci.
La foglia (o Pampino).
Nella
vite,i fiori si raccolgono in infiorescenze del tipo “racemo”
o grappolo
composto.
Ogni fiore è portato da un “pedicello”
che si allarga in prossimità del
“calice”.
Il calice del fiore ha la forma di una coppa con 5 piccoli denti:i
“sepali”;
la
“corolla” è
formata da 5 petali,riuniti in alto in modo da formare una specie di
cappuccio.
Quando il fiore matura,il cappuccio che costituisce la corolla cade,
staccandosi
dalla base. Ecco allora che si rendono visibili i 5 stami portatori
di
polline
e il pistillo nel centro del fiore,a forma di piccolo fiasco.
Il frutto.
Il
frutto della vite è detto “uva”.
Si tratta di un'infruttescenza i cui i singoli frutti
sono
detti “acini”.
Il “raspo” è il grappolo d'uva spoglio degli acini.
Un acino.
Nell'acino
si distinguono:all'esterno la buccia o “epicarpo”;quindi
il “mesocarpo”,
pieno
di un succo che costituisce il “mosto”,ricco di zuccheri e
acidi;nella parte più
interna,l'”endocarpo”,che
contiene i semi o “vinaccioli”.
Il seme.
Le
dimensioni del seme,nonché la sua forma,variano moltissimo a seconda
della
specie.
Il seme della vite è ricco di una particolare sostanza oleosa che
rappresenta
una
riserva destinata ad alimentare l'embrione durante il periodo di
germinazione.
Nel
seme si può trovare una percentuale di olio che va dal 10 al 20%.
Sostanze contenute nell'uva.
L'uva
ha un grande valore nutritivo,anzitutto per la presenza di zucchero.
Gli
zuccheri
contenuti nell'uva sono il glucosio e il fruttosio che,per la loro
costituzione
chimica,sono
già pronti per essere assorbiti e utilizzati dall'organismo. Il
quantitativo
di
questi 2 zuccheri contenuti nell'uva si aggira attorno ad una
percentuale del 20%;
cioè
1 kg di uva ne fornisce 200 g che danno circa 680 calorie (in media
le calorie
quotidiane
necessarie ad un uomo che svolga un lavoro normale sono 2400-2500).
Ma
nell'uva,oltre agli zuccheri,troviamo una grande varietà di elementi
minerali,
tutte
sostanze che hanno un altissimo valore per
l'organismo:fosforo,potassio,ferro,
rame,calcio,magnesio,cobalto,zinco
ecc. L'uva contiene inoltre le seguenti vitamine:
la
A,la B1,la B2,la B6,e la C.

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