Gli pseudovulcani. Geologia.



Gli pseudovulcani. Geologia.

Le popolazioni primitive che, diverse migliaia di anni fa, vivevano nelle
zone circostanti il Mar Caspio assistevano ad un singolare fenomeno:
da alcune fessure del terreno, di tanto in tanto, a intervalli più o meno
lunghi, uscivano alte lingue di fuoco. Nessun essere umano aveva acceso
quelle fiamme; non si vedeva assolutamente quale fosse il combustibile che
le alimentava. Quegli uomini, perciò, stupiti e intimoriti da questi fatti inspiegabili,
pensarono che essi fossero la manifestazione di una potenza divina. Innalzarono
in quel luogo degli altari e adorarono il << dio del fuoco sotterraneo >>.

Le fontane ardenti.

L'apparizione di queste fiamme erompenti dal sottosuolo si verifica ancora oggi,
ma adesso la loro origine ci è perfettamente nota. I geologi hanno dato ad esse il
nome di << fontane ardenti >>. Esse sono provocate da emanazioni di gas (quasi
sempre metano), provenienti da giacimenti sotterranei, che si incendiano spontaneamente.
Si tratta di uno di quegli interessanti fenomeni naturali che vengono raggruppati sotto
il nome di << fenomeni pseudovulcanici >>.
Essi non proiettano né lava, né pietre, ma solo gas, vapori e talora acqua calda.
Al gruppo dei fenomeni pseudovulcanici appartengono anche i << geysers >> .

Le solfature.

A Pozzuoli, presso Napoli, esiste un antico cratere, posto poco più in alto del livello
del suolo circostante. Il cratere, di forma ellittica, misura 770 m per 580 m, ed è
ormai invaso dalla vegetazione. Sul fondo, però, è ancora in attività un conetto
ricolmo di fanghiglia bollente dalla quale si sprigiona vapore acqueo surriscaldato
(130-165) gradi mista a anidride carbonica ed idrogeno solforato.
La << solfatura >>, così si chiama questo fenomeno, è una manifestazione caratteristica
di un vulcano in fase di estinzione.

I soffioni boraciferi.

Sono chiamati << soffioni boraciferi >> i grandi getti di vapore acqueo (a temperatura
fra i 120 e i 210 gradi) misto ad acido borico e altri gas, fra i quali l'elio.
Questi getti, che possono innalzarsi fino a 20 metri di altezza e oltre, sono stati << incapsulati >>
e sfruttati per l'estrazione di acido borico ed elio. La loro energia ed il loro calore vengono
anche utilizzati come forza motrice, soprattutto per la produzione di energia elettrica.
In Italia i principali soffioni boraciferi si trovano nella zona di Larderello.
Famosi per la loro imponenza sono anche quelli di Giava, della California e dell'Alaska.

I vulcani di fango.

I vulcani di fango sono costituiti da coni fangosi dai quali sporgono acqua (generalmente
fredda) e fango misti a vari gas. I vulcanetti di fango che si trovano in Emilia attingono
il loro << materiale >> dal fondo del mare, che nell'Era Terziaria occupava quei territori.
Perciò spesso il fango eruttato è ricco di fossili marini e di cloruro di sodio (da cui il nome
di << salse >> con cui vengono chiamate queste manifestazioni).
Nel 1835 si ebbe una violenta eruzione, nel corso della quale questi modesti vulcanelli
emisero la bellezza un milione di metri cubi di fango.
Mentre i vulcani di fango situati in territorio italiano hanno, al più, l'altezza di qualche
metro, a Bakù e in alcune isole del Mar Caspio ve ne sono molti che raggiungono l'altezza
di 300-400 metri.

Le fumarole.

L'Osservatorio Etneo è un edificio posto sul pendio dell'Etna, ove risiedono e lavorano
gli studiosi incaricati di << tenere d'occhio >> quel gigante ammontato di nevi e
impennacchiato di fumo che è l'Etna, uno dei più imponenti e bizzarri vulcani della Terra.
L'edificio dell'osservatorio si trova alla rispettabile altezza di 2942 metri e non è da credere
che lassù, benché ci si trovi sul << coperchio >> di chissà quale fornace, la temperatura
sia delle più miti. Ma si è trovato un sistema economico per provvedere al riscaldamento
dell'edificio catturando il vapore acqueo che si sprigiona da una << fumarola >> lì accanto.
Le fumarole, infatti, sono esalazioni di vapore acqueo misto a gas che avvengono attraverso
fessure del terreno, nei pressi dei vulcani attivi momentaneamente << tranquilli >>.
Il vapore innalzandosi prende l'aspetto di un << fumo >> e da ciò proviene il nome di
fumarole. Se le esalazioni di vapore avvengono all'interno di una grotta prendono il nome
di << stufe >> (isola d'Ischia); se l'esalazione è ricca di acido solfidrico, un gas dall'odore
nauseabondo di uova marce, prende il nome significativo di << putizza >> (Toscana, Campania).
Se, invece, l'emanazione è composta soprattutto da anidride carbonica prende il nome di
<< mofeta >>. Una mofeta di grandi proporzioni è quella formatasi in un cratere spento
dell'isola di Giava e chiamata Valle della Morte. In Italia un famoso fenomeno di questo genere,
con produzione naturale di anidride carbonica, si è verificata nella << Grotta del Cane >>,
nei Campi Flegrei, presso Napoli.



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