...Ma i doni sono innocenti?


Prof.Dott.Renzo Gialdini

...Ma i doni sono innocenti?


con gli auguri e con i doni di Natale ci si sfida l'un l'altro, con gli auguri e gli auspici di fine anno si scongiura quel che il futuro a tutti riserva di oscuro e di ignoto.
Sotto la parente bontà degli animi e sotto l'innocenza dei doni scambiati,in questa fine di ciclo annuale cristiano o pagano che sia, ciò che davvero si celebra è la potenza delle sfide simboliche dell'uomo contro l'uomo e di tutti li uomini contro il tempo e l'ineluttabilità del suo ciclo.
In ogni dono che diamo o riceviamo c'è infatti qualcosa di inquietante, perchè quando è donata una cosa non è più solo quella "certa" cosa ma porta con se lo spirito del donatore quello che i primitivi chiamvano"mana".
Ed è questo spirito che si scambia nei doni, non le cose per questo quando riceviamo un dono sproporzionato alla qualità della relazione che abbiamo con l'altro ci risulta difficile accettarlo e imbarazzante rifiutarlo così come quando ci mettono tra le mani un regalino di poco valore e chi lo da e chi lo riceve convergono nel dire che basta il pensiero.
Ma cos'è questo pensiero? se non lo spirito del donatore, la sua soggettività che attraverso il dono ci viene imposta e ci costringe per un'attimo a fare i conti con lei?
i doni non sono una cosa innocente sotto la loro apparente semplicità essi infrangono la legge economica che regola la circolazione degli oggetti che si acquistano e si vendono per porre a confronto la soggettività che attraverso il dono si fronteggiano ponendo sul tavolo quel pezzo da novanta che non si può ne vendere ne acquistare ma solo accettare o rifiutare come l'amore.
Ma anche l'amore non è una cosa innocente perchè il modo più intransigente con cui si esprime il proprio potere sull'altro.
Farsi risarcire, la fine di una storia di amore o di un matrimonio significa avviarsi in quella spirale distruttiva dove intere fortune vengono dissolte perchè i beni un giorno simboli di un sentimento, diventano contropartite sempre inadeguate di un sentimento equivalente.
Ancora una volta in gioco non sono più gli oggetti, ma la soggettività di cui gli oggetti sono i simboli, per cui l'anello e la collana d'oro ricevuti dall'amato non sono più solo oro il cui valore è stimabile sull'listino della giornata.
Quando sotto la forma dello scambio degli oggetti, ciò che viene davvero a confronto sono le rispettive soggettività allora si esce dalla logica razionale del mercato dove tutte le cose hanno un prezzo, per entrare nella logica irrazionale del simbolo, dove ciò che viene a confronto sono le potenze nascoste dell'anima che conoscono solo la legge del tutto o nulla, quindi l'accettazione incondizionata o il rifiuto senza esitazione.
Bene lo sapevano i primitivi che si sfidavano a colpi di dono e contro doni,
perchè nella magnificenza del dono c'era la celebrazione del proprio potere, e l'umiliazione dell'altro.
L'oggetto di scambio simbolico non era per i primitivi una cosa non era ridotto all'inerzia e all'assenza di vita nel mondo delle merci ma era il veicolo del mana di colui che donava e nel dono esprimeva il suo potere come misura delle sue possibilità e come umiliazione dell'altro.
Il dono e la prodigalità della ricchezza spinta fino allo spreco aveva per i primitivi una funzione di scongiurare quel potere che noi conosciamo fondato sull'accumulo della ricchezza che i primitivi temevano come la parte maledetta.
Di qui l'obbligo di donare ma anche l'obbligo di ricevere che non consentiva a nessuno di porsi nella condizione di stare senza ricevere e quindi di esprimere un potere irreversibile.
Tale è per Nietzche il potere del dio cristiano anzi "il colpo di genio del cristianesimo" il cui dio esprime il rifiuto dello scambio simbolico del contro dono dell'uomo, perchè altrimenti ne andrebbe della sua onnipotenza che consiste nel dare senza ricevere quindi nell'irreversibilità del dono in cui si esprime la non reciprocità dei rapporti e quindi l'essenza del potere.
Per questo i sacrifici offerti dagli uomini sono inadeguati per riparare la colpa che può essere rimessa solo con un altro dono di dio, l'invio e il sacrificio di suo figlio.
Tutto ciò non è una prova d'amore ma una prova di onnipotenza.
Per questo avvertiamo tutti un sottile senzo di costrizione nel dare o ricevere un dono perchè sotto l'apparente gratuità in quel gesto assolutamente non innocente avvertiamo la trama segreta delle sfide che la soggettività quando si fronteggiano si scambiano.
Sfide di potere e sfide d'amore che nel nostro analfabetismo emotivo affidiamo alle cose che doniamo e a quegli stereotipi linguistici che sono le formule augurali "present" traduzione dii un ben presente non mi dimenticare.
In questa ripresa legislativa sotto l'apparenza della sua infrazione si nasconde il segreto del dono che è poi il segreto del potere e dell'amore, che nella sua intima essenza, non è mai disgiunto dal diritto e dal potere che in forza dell'amore si esercita sull'altro.
Non guardiamo allora i doni e gli auguri di fine anno con occhi innocenti.
Non nascondiamoci dietro lo sguardo dei bambini " nel loro incanto sappiamo che c'è un po di provvisorietà e un po di inganno".
Una festa può essere così universale solo se raccoglie tutti i temi dell'uomo e non solo semplicità e innocenza.
Quindi anche la sfida, la contraddizione, la contrapposizione, le maschere dell'amore, i sottili giochi di potere : insomma l'uomo e la sua ombra.
Si perchè il natale è anche quando non soprattutto, la festa della nostra ombra, e di quella insincerità che, per mille ragioni e opportunità, durante l'anno possiamo tenere ben nascosta nelle cantine della nostra anima

PROF.DOTT.RENZO GIALDINI
FIESOLE.



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