TRA BULIMIA E ANORESSIA

Prof. Renzo Gialdini





TRA BULIMIA E ANORESSIA


Le sindromi alimentari, nella fattispecie l'anoressia e la bulimia, sembrano essere divenute, negli ultimi decenni, disturbi sempre più frequenti all'interno della realtà adolescenziale….e non solo…. La rilevanza sociale acquisita da tale fenomeno si sta facendo sempre più preoccupante, infatti attualmente sono sempre più frequenti i casi di bambine che già alla scuola elementare presentano un quadro sintomatico riguardante un disturbo alimentare non altrimenti specificato. Dato altro certo è che l'anoressia risulta essere una patologia in aumento tra gli adolescenti e giovani donne dell' Europa Occidentale, Giappone, Stati Uniti, mentre resta sconosciuto per i paesi non industrializzati. Fu un medico inglese, Thomas Morton, colui che per primo nel 1689 dette una definizione abbastanza chiara di anoressia nervosa individuata in una "particolare forma di deperimento di origine nervosa, caratterizzata da inappetenza, perdita di peso e preoccupazioni ansiogene e melanconiche". Poi si dovranno aspettare due secoli per incontrare figure come il parigino Charles Lasegne ed il londinese William Gull, capaci di arrivare ad un esauriente rappresentazione descrittiva delle pazienti anoressiche, riconoscendo il loro digiuno come spontaneo. Dobbiamo comunque attendere l'inizio del ventesimo secolo, quando ancora l'anoressia era considerata una variante dei disturbi psichiatrici quali l'isteria e i disturbi ossessivo-compulsivi, per poter trovare le prime spiegazioni psicologiche e psicoanalitiche del fenomeno. Bruch, fa risalire i disturbi alimentari intorno a agli anni '40 riportando il tutto a problematiche legate all'immagine del sé. Gli anni '70 e '80 sono prolifici di studi: lavori che hanno permesso all'anoressia di essere annoverata tra le patologie del DSM III raggiungendo una sua ben distinta autonomia diagnostica. L'età di esordio di queste patologie va sempre più riducendosi, sia per i casi di anoressia che vede quella maschile una realtà in crescita, sia per quanto riguarda la bulimia. L'anoressia nervosa rimane una patologia al femminile. L'età di comparsa è tra i 12 e 25 anni. La ragazza comincia ad avere un'eccessiva preoccupazione per il cibo, adottando nei confronti dello stesso un atteggiamento alquanto strano, ad esempio tagliuzzando o sbriciolando il cibo, distribuendolo poi per tutta la larghezza del piatto. Oppure sembra acquisire una certa sensibilità per i temi riguardanti la cucina e l'alimentazione, magari interessandosi di arte culinaria. Possono verificarsi frequenti liti a tavola per la contrattazione di irrisorie quantità di cibo da ingerire, così come è presente una totale intolleranza per eventi non previsti che riguardano i pasti, quali anticipazioni o ritardi. La scelta dei cibi sarà verso quelli ipocalorici escludendo tutti gli altri Anche il nascondere cibo è un comportamento frequente nelle anoressiche. Poi negazione della fame, la ragazza con disturbi alimentari ha fame, ma dal momento che valuta la sua personalità in rapporto al controllo che solo lei può avere sul cibo, il resistere alla fame, diviene la concretizzazione sensoriale della propria forza e propria superiorità. Conseguentemente il cedere al cibo è vissuto con vergogna. Ecco che si rendono necessarie le conseguenti condotte di evacuazione al fine di svuotarsi "di peso" di togliersi di dosso il cibo, attraverso lassativi, clisteri e provocandosi il vomito. In tal caso un loro eventuale agito espulsivo potrebbe essere riconosciuto quanto il soggetto tende ad abbandonare la tavola durante o subito dopo i pasti per andare in bagno. Saper leggere questi comportamenti , non deve però significare, da parte delle figure di riferimento della ragazza, instaurare un clima di controllo minaccioso, bensì la condizione più auspicabile sarebbe di farla sentire in un clima amorevole e di accettazione. Infatti benché tutto allarmi e preoccupi non poco chi è costretto e limitato "ad osservare" questi comportamenti, un atteggiamento di eccessiva vigilanza seguita da preoccupate ritorsioni, non può che portare la ragazza ad una maggiore chiusura nel suo doloroso mondo. Ed ancora la ragazza in questione si peserà molto spesso ed è probabile che adotti un abbigliamento largo, che nasconda i suoi caratteri femminili. Quest'insieme di comportamenti, insieme all'iperattività sia fisica che intellettuale ed al disinteresse per la sessualità, diventano degli elementi peculiari nella condotta anoressica. L'atteggiamento di sfida, il ritiro sociale, il disgusto di se stessi, fino a proprie e vere forme di autolesionismo (fare uso di droghe, alcool, graffiarsi) sono la conferma di una personalità fragile e di autostima bassa e fluttuante. Alla lunga le ripercussioni di tali condotte alimentari sono devastanti. Il rapporto Madre-figlia continia ad essere la base dell'eziologia. Spesso si incontrano madri intrusive e limitanti che hanno rinunciato alle loro ambizioni personali per dedicarsi ai figli e che su di loro agiscono un controllo tale da non permettere loro una naturale acquisizione di autonomia. Fattori psicologici e biologici si intrecciano. Appare superfluo affermare come un intervento terapeutico sia insufficiente. Neppure l'intervento farmacologico che prevede sia per l'anoressia che per la bulimia la somministrazione di antidepressivi se non affiancato ad altre condotte terapeutiche può avere effetti distruttivi.Coadiuvare le forze dei diversi campi terapeutici risulta, ancora una volta, la soluzione più soddisfacente.

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