L'Aggressività.






L'Aggressività.


Considerando che ogni individuo così come ogni organo del corpo, possiede il suo particolare modo di "fare aggressività" ne discendono importanti valutazioni. Conoscere e integrare la propria funzione aggressiva diventa non soltanto una via di guarigione ma un passo imprendiscibile verso l'individuazione. L'inibizione dell'aggressività è ritenuta da molti analisti causa o fattore aggravante di molte malattie fisiche. Non vi è malattia organica, dall'ulcera all'asma, alla cefalea, alla colite, all'ipertensione in cui non sia stata presa in considerazione la rimozione di "impulsi ostili" come fattore per lo meno concausale. E' stato osservato come espressioni di collera, precedentemente trattenute, modifichino spesso il quadro sintomatologico di una malattia. Personalmente ho potuto constatare dei miglioramenti considerevoli di patologie cutanee, di cefalee, di ipertensioni dopo che il paziente si era autorizzato ad esternare rabbia. Nel linguaggio popolare "trattenere la rabbia" è qualcosa che porta "sangue amaro". L'omeostasi psicofisica sarebbe sconvolta secondo il vissuto collettivo dalla non estroversione del mondo aggressivo. Ogni organo ha la sua capacità aggressiva, basti pensare allo "sguardo irato", all'espressione collerica, alla sessualità aggressiva; questo apre la via a molte considerazioni. Certamente il modo di fare aggressività dell'occhio non è quello del cuore. L'aggressività femminile sembra più aprirsi in una condizione di "inglobamento" (vagina dentata) dove invece l'annientamento del partner avviene attraverso un'aggressività comunque assimilata rispetto a quella maschile in cui l'aggressione appare diretta, devastante, fallica (tutta la portata sessuale dell'incazzarsi). Il linguaggio popolare ritrova in questa parola la vicinanza strutturale di amore e morte. L'aggressività appare un modo paleobiologico un momento ancestrale. Nel corpo accanto a un anabolismo che ci crea continuamente, esiste il catabolismo, la capacità cioè che il sistema vivente ha di "ridursi"di annientarsi, di dissolversi……..tema del Saturno e Marte mitologico. Il primo "rottura delle forme", devastazione orizzontale, il secondo come momento fallico, creativo e distruttivo, in cui è in gioco la verticalità, la penetrazione, la "violenza" che precede l'atto creativo; a indicare che il divenire ha bisogno di infinite nascite e morti. Ogni atto creativo è già la morte dello stato precedente: stasi e rivoluzioni si susseguono "senza salti". La nostra cultura ci ha sempre più penalizzato l'anima, per cui siamo sempre più distanti dai processi istintuali. Secondo me questo "appiattimento della vita" senza reazioni emotive non ha coinvolgimento. L'aggressività come "Ombra del sé" come negazione del processo di individuazione appare oggi sempre più pericolosa e minacciosa per un io che ha preso a tal punto il sopravvento da non farci riconoscere più come portatori di istanze universali. Siamo così asserviti alle forme sublimate della cultura, viviamo il sesso in modi più pornografici della nostra sessualità, siamo dominati da una visione del potere che è più aggressiva della nostra ambizione, siamo affamati di potere più dei nostri reali bisogni. Tenere fuori l'aggressività dalla coscienza dell'Io, rinunciare a viverla, vuol dire rivederla comparire sotto altre forme. Oggi ci stiamo sempre più abituando a malattie subdole di cui ci si accorge quando è già tardi che ci sorprendono lentamente, non con quell'aggressività diretta che caratterizza le leggi da contagio. Il risultato è che ci ammaliamo senza accorgercene. Quanto più ci distanziamo dal "coinvolgimento affettivo" dal senso di ciò che siamo, tanto più rischiamo la malattia. Dobbiamo prendere coscienza non soltanto dell'aggressività rimossa ma del nostro modo di fare aggressività. 
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