LA CORSIA AGLI ABISSI.


LA CORSIA AGLI ABISSI.

“Toccare il fondo non è mai stato così bello”,è stato questo il commento del regista James
Cameron,arrivato sul fondo della Fossa delle Marianne lo scorso 26 marzo a bordo di uno
speciale sommergibile,il Deepsa Challenger. Nessuno dal 1960,quando con il batiscafo Trieste
lo svizzero Jacques Piccard e l'americano Don Walsh erano scesi fin là sotto,aveva avuto il
coraggio,ma sopratutto la forza economica per ritentare l'impresa. Ora il regista di The Abyss,
Titanic e Avatar ha avviato un nuovo capitolo nell'esplorazione degli oceani.

SOLO 3.È partita,infatti,una vera corsa verso gli abissi. Una frontiera tutta da esplorare: basti
pensare che più di 3.000 persone sono salite sulla vetta dell'Everest e circa 500 sono state nello
spazio,ma solo 3 uomini finora sono scesi nel punto più profondo degli oceani,nella Fossa delle
Marianne. Ora diverse società stanno costruendo batiscafi per esplorare le profondità marine.
Come la Triton Submarines,che ha già realizzato un veicolo,testato alle isole Bahamas,in grado di
scendere a oltre 1.000 m di profondità. È il modello per un vascello adatto alle profondità
estreme,il Triton 36000/3: il design è centrato su una sfera in vetro ultra-resistente dello
spessore di 15 cm,pensata per offrire visibilità agli occupanti e sopportare grandi pressioni.
In due ore è in grado di raggiungere il fondo della Fossa delle Marianne e può rimanere in
immersione a lungo. A bordo possono prendere posto tre persone: due piloti e uno scienziato...
o un turista. Infatti,l'obiettivo è rendere possibili i viaggi “abissali”. Come spiega Bruce Jones,
responsabile della società,”Migliaia di persone hanno scalato l'Everest,molti sono in fila per un
volo di pochi minuti oltre l'atmosfera terrestre. Sono sicuro che vi siano altrettanti uomini
avventurosi pronti a scendere nel punto più profondo degli oceani,pagando 250.000 $ (circa
190.000 euro) per un posto”. Per Jones,il sommergibile sarà pronto in un paio di anni.

AERO-SUB . Anche Richard Branson,che sta preparando i viaggi turistici nello spazio,non si è
lasciato sfuggire la possibilità di questa nuova avventura e con il suo gruppo Virgin sta
costruendo il DeepFlight Challenger. Branson promuove il progetto di raggiungere i punti più
profondi degli oceani con un altro investitore,Chris Welsh. “Sono tante le ricadute che possiamo
avere da simili imprese” dice Welsh. “Al di là della sfida in sé,possiamo ottenere molti dati che
ci permettono di conoscere meglio il nostro pianeta”. Basti pensare che,anche se le fosse
oceaniche costituiscono solo il 3-4% dei fondali marini,esse ricoprono un'area grande come
il Nord America. Il DeepFlight Challenger è stato già sperimentato in acqua ed concepito come
un “aereo-sottomarino”. Esso infatti ha una struttura molto simile a quella degli aerei e ali con
un particolare profilo,che gli permettono di “volare” in acqua verso il fondo. Col DeepFlight
Challenger ,che porta una sola persona,si potrebbe raggiungere il fondo della Fossa delle
Marianne in poco più di 2 h,per poi percorrere 10 km nell'esplorazione sottomarina. L'obiettivo di
Welsh è l'immersione in diverse fosse,toccando i punti più profondi di tutti gli oceani.

MINIERE MARINE. La Doer Marine,invece,si concentra sulla ricerca. L'idea è quella di
costruire batiscafi per le profondità estreme che siano adatti il più possibile alla comunità
scientifica. “Noi vogliamo costruire un mezzo affidabile,per studiare tutte le profondità
oceaniche,dai punti più profondi a luoghi molto più vicini alla superficie del mare” spiega
Liz Taylor,presidente della Doer Marine. Per questo motivo i sommergibili avranno un ampia
area di osservazione per i due scienziati che saranno a bordo; vi saranno bracci robotizzati per
campionare materiali e organismi viventi e il mezzo potrà rimanere immerso a lungo.
Oltre i sottomarini pensati per scendere fino a 11.000 m,ce ne sono anche altri costruiti per
minori profondità (fino a 5-6 mila metri),come il cinese Jiaolong: ha fatto diversi test ed è
riuscito a scendere a 5.057 m nel Pacifico. L'obiettivo cinese è di arrivare ai veri tesori in
fondo al mare,i ricchi depositi contenenti minerali. La Cina ha ottenuto l'approvazione della
International Seabed Authority per esplorare depositi di solfuri polimetallici,ricchi di
metalli. Si calcola che questi depositi,finora individuati sopratutto nel Pacifico,vadano da
alcune migliaia fino a 100 milioni di tonnellate.

TERREMOTI. Ma non c'è solo lo sfruttamento minerario. Che cosa potremo trovare nelle circa
20 fosse oceaniche e in generale sui fondali.? I motivi per andare in profondità sono molti.
Le Fosse sono il luogo dove due zolle terrestri si scontrano e dove quella più pesante e sottile,
composta da rocce basaltiche,si infila sotto una zolla che,pur più spessa,è più leggera,in quanto
composta da rocce granitiche e sedimentarie. È il fenomeno della subduzione. E alcune teorie
suggeriscono che queste zone possano avere un ruolo nei terremoti. Il fondo degli oceani
presenta infatti numerosi vulcani più o meno spenti,che per il movimento di una zolla finiscono
all'interno delle fosse e poi sotto i continenti. “Queste montagne sottomarine creano attriti molto
forti con la zolla continentale sotto la quale vanno in subduzione” spiega Jim Gardner dello US
Centre for Coastal and Ocean Mapping. “E non è da escludere che siano la causa dei terremoti
più violenti,come quelli di Sumatra o del Giappone”.

DESERTO? NO. E anche se Cameron non ha visto molto (ha descritto il fondo come un luogo
deserto),la vita in profondità esiste,pur nel buio,a pressioni anche a 1.000 volte superiori a
quelle in superficie e temperature attorno a 0*C. “C'è molta attività,anche nei punti più
profondi” dice Alan Jamieson,dell'Oceanlab della Università di Aberdeen (Gb). Jamieson
ha calato sui fondali strutture con esche e telecamere,che tornano a galla rilasciando la zavorra,
e a diverse profondità ha filmato pesci dell'ordine degli Scorpaeniformes,parenti degli scorfani
(a 7.700 m),e anfipodi. Gli scienziati della Scrips Istituion of Oceanography hanno filmato
una sorta di amebe giganti (xenofiofori) nella Fossa delle Marianne,a 10.600 m di profondità.
E puntato a scoprire e studiare i microrganismi dei fondali,da cui potremmo ricavare sostanze
utili per la medicina,o magari per degradare la plastica o pulire le fuoriuscite di petrolio.

CLIMA. C'è poi una ricerca molto importante da condurre là sotto: riguarda il cielo del carbonio,
collegato al problema dell'effetto serra. Quando flora e fauna marina muoiono,infatti,parte dei
loro resti finisce sul fondo degli oceani portando con sé il “contenuto” di carbonio.
Questo finisce per subduzione nelle profondità della Terra,o è riciclato dai batteri: è molto
importante calcolare quanto carbonio è sottratto in questo modo dall'atmosfera,per capire meglio
i problemi climatici della Terra. L'esplorazione quindi deve continuare. Usando robot, che
raccolgono molti dati,che secondo alcuni scienziati sono perfetti per l'analisi degli abissi.
E,ora,anche grazie a missioni con esseri umani. Come commenta l'oceanografa Sylvia Earle
“l'uomo ha un ruolo primario,perché può osservare e interpretare meglio di un robot ciò che
vede attorno a sè”.  


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