FEDELE ALL'IMPERATORE_
FEDELE ALL'IMPERATORE
Agli occhi degli
accusatori di Avignone Michele da Cesena rappresentava il caso più
grave da
trattare,
sopratutto dopo la sua conferma alla guida della famiglia francescana
sancita dal capitolo
generale di
Bologna nel 1328, nonostante le pressioni contrarie del papa. Poiché
il livello dello
scontro con il
pontefice andava innalzandosi, Michele e l'amico Ockham, che non
intendevano
piegarsi
all'obbligo di ritrattare le proprie convinzioni, pianificarono la
fuga dal convento di
Avignone. Insieme
ad altri due confratelli, Bonograzia di Bergamo e Francesco d'Ascoli,
lasciarono
la città della
Provenza diretti a Pisa, dove si trovava in quel momento il quartier
generale
dell'imperatore
tedesco Ludovico il Bavaro. Al
monarca i fuggiaschi chiesero protezione contro
le prevedibili
ritorsioni da parte del pontefice e l'ottennero, offrendo in cambio
il loro contributo
intellettuale alla
battaglia imperiale. Ockham decise poi di seguire il monarca anche in
terra
germanica, una
scelta di campo sul piano politico alla quale rimase fedele sino alla
fine. Non si
sentiva un
traditore della Chiesa. Ai suoi occhi Giovanni XXII era una sorta di
usurpatore che
doveva “essere
privato di ogni autorità” e addirittura scomunicato: “Finché
avrò mani, carta e
calamaio- scrisse-
nulla potrà mai impedirmi di impugnare e condannare gli errori dello
pseudopapa, né le
menzogne, né le accuse infamanti, né qualsiasi genere di
persecuzione, né
il
numero di persone che si schiera in sua difesa”. Dopo
la redazione di un saggio sulla povertà
francescana
(Opus nonaginta dierum). Ockham
si dedicò completamente a studi politico-
istituzionali,
teorizzando la netta distinzione tra il potere dell'imperatore e
quello del papa:
spettava al
sovrano governare le sorti dell'umanità, mentre la Chiesa si sarebbe
dovuta occupare
di questioni
inerenti al bene spirituale dei credenti, come sottolineato nel De
imperatorum et
ponteficum
potestate. Si trattava di
una tesi rivoluzionaria per i tempi, che spazzava via ogni
tendenza
teocratica a lungo in auge nel Medioevo, dopo le sortite assolutiste
di Innocenzo III
e Bonifacio VIII.
Per Ockham l'impero, in quel periodo in mano ai Germani, era nato a
Roma
prima
della nascita di Cristo e quindi aveva il diritto di governare in
modo indipendente. Da
cristiano,
comunque, vedeva nell'autorità civile uno strumento solo necessario
“per una vita
ordinata e
tranquilla”, ma non certo uno Stato ideale. Per evitare lo
scatenarsi di istinti fratricidi,
le comunità
avrebbero dovuto servirsi di un'entità superiore, che mostrasse
pregi e difetti di
un'umanità
discendente dal peccato originale.
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