Wolfango Goethe. Storia.

Mauro Goretti - Programmatore - 


Wolfango Goethe. Storia.

Il giorno 7 novembre 1825 una folla enorme era radunata in una via di Weimar, una piccola città della Germania centrale. Stava questa folla riverente davanti a una casa grigia a due piani: una casa che tutto il mondo considerava “l'Acropoli spirituale della Germania”. La folla era là radunata per onorare l'uomo che la abitava: Wolfango Goethe. Era il cinquantenario della sua venuta a Weimar. Johann Wolfgang Goethe fu un grande poeta dei tempi moderni e uno dei più grandi di ogni tempo; non solo, ma egli, come Leonardo, fu un genio che si occupò di quasi tutti i rami del sapere umano. La pittura, la scultura, l'architettura, la geologia, la meteorologia, l'anatomia, l'ottica, le letterature straniere, oltre, si intende, la poesia e il romanzo, occuparono tutta la sua lunga, meravigliosa vita.

La giovinezza.

Wolfango Goethe nacque il 28 agosto 1749 a Francoforte sul Meno, nella Germania centrale. Era figlio di un funzionario di Corte, un uomo severo e retto che fu il suo primo maestro. Il piccolo non fu, come per esempio Mozart, un fanciullo prodigio: era intelligente, con un carattere vivace e ricco di fantasia, ma per il resto normale. Ma le prime manifestazioni del futuro genio apparivano nella fanatica passione che egli aveva per le conoscenze, le esperienze, lo studio. Era un ragazzetto che si occupava con passione di tutto, pur senza mai perdere il suo carattere sereno e fermo. Nel 1765 il padre lo mandò a studiare diritto all'università di Lipzia, ma Goethe, dopo aver ascoltato alcune monotone lezioni, capì che i codici non facevano per lui; tanto più che sentiva nascere dentro di sé una passione irresistibile per la poesia: conobbe alcuni illustri letterati, cominciò a buttare sulla carta le sue prime piccole creazioni. Finché nel 1768 lasciò Lipzia e dopo essere rimasto un poco di tempo a casa, nel 1770 andò a Strasburgo. Ormai era un uomo. Il soggiorno a Strasburgo, il suo naturale maturarsi, la conoscenza di un gruppo di coetanei che avevano i suoi stessi interessi furono fondamentali per l'evoluzione di Goethe. Egli frequentò altri illustri letterati e così incominciò a formarsi il suo pensiero letterario e morale: la fede nel valore dell'esistenza umana, il sentimento religioso della vita, il grande amore per la natura, lo sforzo per il superamento continuo dei desideri e delle passioni per raggiungere il Bene, la Pace.

I primi capolavori.

Nel 1771 finalmente Goethe si laureò in legge, ma ormai la sua strada era un altra. Rientrò a Francoforte, si diede a studiare e lavorare accanitamente; lesse gli scrittori classici greci, si occupò di arte gotica, di religione, e cominciò a pubblicare i primi lavori di una certa importanza, fra cui il dramma “Goetz von Berlichingen” (1772). L'anno dopo apparve il famoso romanzo “i dolori del giovane Werther”, che rese celebre Goethe.

Goethe Weimar.

Nel 1774 il duca di Weimar, Carlo Augusto, che era divenuto suo amico, lo pregò insistentemente di recarsi a Weimar, presso la sua Corte. Goethe accettò e nel novembre del 1775 arrivò nella piccola città sulle rive del'Ilm, dove sarebbe rimasto tutta la vita. A Weimar nacquero i grandi, immortali capolavori di Goethe, come “L'Ifigenia in Tàuride”, “l'Egmont” e, soprattutto, il “Faust”, il dramma dell'uomo che lotta disperatamente tutta la sua vita alla ricerca della Verità e che infine alla sua morte viene condotto in Cielo: “Colui che ha sempre lottato per ascendere, noi lo possiamo redimere” dicono le creature angeliche; e in queste parole è espresso uno dei temi fondamentali dell'opera di Goethe. Al “Faust” Goethe aveva cominciato a lavorare nel 1773 e continuò praticamente fin quasi alla morte; oltre cinquantanni di lavoro! Ma l'opera è un monumento eccelso della poesia di tutti i tempi. A Weimar, Goethe trascorse la vita in grande, in sincera amicizia con il gioviale Duca, ed ebbe alcune importanti cariche politiche nel Ducato. Nel 1786 riuscì a realizzare uno dei suoi più vecchi sogni: un viaggio in Italia. E così, il trentasettenne poeta visitò molte città dell'Italia settentrionale, e giunse a Roma il 28 ottobre. Qui si fermò quattro mesi, poi passò a Napoli, a Palermo, poi tornò ancora a Roma dove rimase dieci mesi, felice di poter vivere a contatto con la natura, con la luce del Mediterraneo. A Roma, inoltre, visse quell'incontro con il mondo classico che dette un'impronta definitiva a tutta la sua vita. Tornò a Weimar nel giugno del 1778 e riprese la sua vita piena, e attiva. Nel settembre dello stesso anno conobbe il grande poeta Schiller, a cui si legò di profonda amicizia. E così a Weimar trascorsero lunghi anni di lavoro. Quest'uomo un po' burbero e goloso scriveva cose di grande poesia. Scrisse, oltre a opere scientifiche, teatrali, traduzioni, liriche, un grande romanzo, “Le affinità elettive”.

Gli ultimi anni.


Nel 1806 Goethe si sposò con Cristiana Vulpius, che fu una buona moglie, ed ebbe un figlio, Augusto, che gli diede molte amarezze. La sua vita matrimoniale fu breve: dopo solo 10 anni, nel 1816, perse la moglie e quello fu il primo passo verso la solitudine; nel 1828 morì il suo carissimo amico e protettore, il duca Carlo Augusto; nel 1830 perse il figlio; ed egli rimase solo. Il 16 marzo 1832 Goethe fu colpito da forte febbre e si mise a letto. Le sue condizioni peggiorarono rapidamente e il giorno 22 la fine si avvicinò. Nel pomeriggio entrò in agonia e verso il tramonto il grande poeta, che con le sue opere aveva scritto l'epopea del genere umano, spirò serenamente. Fu seppellito nella tomba principesca di Weimar, vicino al duca Carlo Augusto e Federico Schiller.

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