ROMA E LA SUA STORIA.


                                   ROMA E LA SUA STORIA




C'era una volta,2750 anni fa circa,sette colli e una lupa che allattò due gemelli abbandonati,Romolo e Remo.Romolo,
in un lontano giorno,il 21 aprile del 753 a.C.,delimitò con l'aratro,sul Palatino,i confini di quella che poi sarebbe 
diventata "la città eterna",come la definì molti secoli più tardi Goethe.Così,secondo la leggenda,nacque Roma.In questo 
fondo di verità,la lupa è rimasta fin da quei lontani tempi il simbolo della capitale italiana,un fondo di verità 
che in tutta questa storia c'è ed è vivo ancora oggi.Gli scavi archeologici effettuati sul Palatino e nelle zone 
circostanti,infatti,non hanno smentito l'anno preciso della fondazione della città,anzi.Fondi di capanne,resti di 
mura,pozzi,tombe a pozzo e tombe a cremazione(ritrovate nei pressi della via Sacra) dimostrano che in quegli stessi 
anni accadde qualcosa di molto importante e rilevante su quei colli lungo il Tevere.Una comunità,per lo più latina 
visse con certezza sul Palatino e su i colli ad esso vicini(Campidoglio,Esquilino,Quirinale).Le origini dell'attuale 
capitale,dunque,sono proprio qui,tra questi resti di villaggi di pastori e agricoltori scesi dalla regione acquitrinosa
dei colli Albani per stabilirsi in quell'area strategicamente difendibile dagli attacchi nemici,sopratutto da quelli 
etruschi.E quel tracciato quadrato è stato riconosciuto dagli archeologi proprio sul Palatino.Ma il nome di "Roma"
non sappiamo tuttavia quando sia stato inventato e,cosa realmente significasse.Forse,lontanamente "città del fiume"o
"città dei colli"in latino arcaico,o forse deriva da qualche parola etrusca ancora del tutto sconosciuta.Di sicuro non 
da Romolo,visto che la sua esistenza storica e il suo leggendario nome sono tutt'ora avvolti da un mistero secolare.
Ma comunque sia il suo suolo favorì lo sviluppo agricolo(si coltivavano farro,orzo e,più tardi,anche frumento),i pascoli
aperti incentivavano quindi l'allevamento di bovini e ovini,e le fitte foreste garantivano un abbondanza di legname 
adatto per la costruzione di capanne rotonde o ovali,erano numerose perché per lo più raggruppate in villaggi che,a 
scopo di difesa,si arricchirono poi di mura di terra e pietre.Fu così che nacquero gli oppidi,i villaggi fortificati:
al tempo dei primi re di Roma,nel territorio di Latinus Vetus(2350 chilometri quadrati) se ne contavano già una 
sessantina,ognuno con i propri campi da coltivare,case e mura di difesa.Uno di questi era proprio la Roma Palatina.
I rapporti politici dei mini-Stati furono improntati alle relazioni di buon vicinato e alla comunanza religiosa.
Tra l'VIII e il VI secolo nacquero varie leghe religiose che unirono i villaggi cercando di imporre il proprio 
predominio.Alcune di queste furono molto potenti,la più importante aveva il suo centro sul monte Cavo:30 comunità 
che riconoscevano la predominanza di Alba,villaggio distrutto in seguito dai Romani(un antica leggenda sostiene che 
la vittoria fu decisa dal duello tra gli Orazi e i Curiazi).Sconfitta Alba,Roma prese il sopravvento sulla Lega.
Rimanendo fedeli ad una tradizione,essa,la "caput mundi"era comandata da un suo e solo unico re,Tullio Ostilio.
Nonostante non ci siano riscontri scritti,si può ugualmente ritenere che la monarchia sia esistita veramente:è però
impossibile sapere il numero preciso dei sovrani che guidarono l'Urbe.Sicuramente,i re furono più dei sette che 
l'antica leggenda ricorda.Ovvero,Romolo,il fondatore,Numa Pompilio,depositario degli ordinamenti statali e della 
religione,Tullio Ostilio e Anco Marzio.Tarquinio Prisco,Servio Tullio,Tarquinio il Superbo,appartenevano alla 
dinastia dei Tarquinii,di origine etrusca,e ressero,forse per un secolo(VII-VI secolo a.C.),le sorti di Roma.
Sotto la dinastia dei Tarquinii,la città diventò uno dei centri più fiorenti e importanti dell'Occidente meditarraneo,
con uno sviluppo urbanistico degno di una metropoli dei giorni nostri:da 50 ettari e poche migliaia di abitanti,
passò a circa 300 ettari,con 30.000 residenti.Il nucleo abitativo si era spinto anche sui colli Velia,Celio,Oppio,
Cispio,arrivando fino alle alture del Viminale e del Quirinale.Gli edifici monumentali si moltiplicarono e una 
classe di artigiani e mercanti costituì una potente borghesia capace di tener testa ai patres familias latifondisti.
Le premesse per una parità tra patriziato e plebe furono gettate in questo periodo.Anche nel campo urbanistico,oltre 
che in quello sociale,Roma stava costruendo le fondamenta della sua grandezza.L'attività edilizia intrapresa dai 
Tarquinii continuò anche dopo la loro destituzione:furono i templi di Saturno,dei Castori nel Foro,di Cerere 
sull'Aventino,e ristrutturati gli edifici della Regia e di Vesta.La rivoluzione che portò alla caduta definitiva 
dei Tarquinii e alla repubblica,altro non fu che una restaurazione delle vecchie leggi.I Tarquinii cedettero il 
loro scettro di comando al nuovo ordinamento politico.Un rigurgito etrusco(e ritorna quindi la leggenda),si ebbe 
grazie a Porsenna,capo lucumone di Chiusi che,per vendicare la cacciata dei Tarquinii,a capo di un esercito,mosse 
dall'Etruria meridionale e cinse d'assedio Roma,costringendo così i Romani ad accettare molte dure condizioni di 
vicinato.Per comprendere meglio le fasi successive alla caduta dei Tarquinii,bisogna aprire una parantesi 
sull'organizzazione sociale dei Romani.Fin dai tempi dei primi re,la popolazione era suddivisa in caste,ovvero 
in tre ordini distinti di cittadini:patrizi,plebei e clienti.Lo stato era frammentato in 30 curie e 3 tribù.
Abolendo la monarchia,i patrizi riaffermarono la loro supremazia sulla monarchia plebea dei Tarquinii,codificando 
per i plebei stessi minori diritti civili,ponendo a capo del governo due praetores,chiamati poi consules(verso la 
metà del VI secolo),eletti dai comizi centuriati.I due consoli dovevano restare in carica un anno solo;i primi 
vennero nominati nel 509-8 a.C.Particolare la figura del dictator,eletto ogni sei mesi dai consoli con il compito 
di intervenire in caso di pericolo esterno allo Stato.Un'altra caratteristica della società romana era la presenza 
di sottogruppi denominati gentes,un primo passo verso l'attuale anagrafe.Le gentes possedevano terre e ricchezze:
con il tempo,dopo aver saputo conquistarsi un sempre più maggiore peso politico,riuscirono a consolidarsi una 
chiara e ben definita posizione di comando;i plebei,tutti coloro che non appartenevano alla "familia",venivano 
dunque esclusi dalla vita politica.I patrizi eleggevano i governanti e componevano il "senatus",unione dei "patres
familias"provenienti dalle varie gentes.Il Senato aveva una funzione consultiva e ratificava gli atti dei comizi 
curiati.La forte predominanza dei patrizi sui plebei scatenò a breve un conflitto che durò a lungo.Secessioni come
quella del Monte Sacro e dell'Aventino costrinsero i patrizi a negoziati,come il riconoscimento dell'inviolabilità 
dei tributi sulla plebe,in possesso dello ius intercessionis(diritto di veto nei confronti delle iniziative dello 
Stato) e del diritto di citare in sede penale chiunque avesse violato le leggi sacrate.Con i tribuni la plebe ottenne
anche la nomina dei magistrati ausiliari(aediles plebis),con l'incarico di amministrare l'archivio e il tesoro della 
plebe.Queste lotte cruente portarono all'ingresso in Senato dei plebei;quest'ultimi,nel 366 a.C.,in seguito a una 
rogazione presentata da due tribuni,Caio Licinio Stolone e Lucio Sestio Laterano,ebbero libero accesso al consolato,
nel 337 alla pretura e nel 300 ai collegi sacerdotali dei pontefici e degli auguri.Nel 390 a.C,Roma cadde sotto la 
furia dei Galli.Si decise di riedificarla sullo stesso luogo:la nuova urbs ebbe una cinta muraria di 11 chilometri e 
racchiuse 426 ettari di terreno,che includevano anche l'Aventino.Ospitò uno sviluppo edilizio senza precedenti:il Tempio
della Concordia(367 a.C) e il primo acquedotto (312-311 a.C),ad opera di Appio Claudio,furono solo due delle costruzioni
considerate le più importanti.Roma quindi risorse,combatté e vinse con le città vicine che si ribellavano alla sua 
potenza e,a partire dal III secolo,cominciò a espandersi in tutta la penisola.L'espansione si accompagnò anche con 
una molto fiorente attività urbanistica:sfruttando i bottini di guerra furono costruiti nuovi templi e gli edifici 
più importanti furono arricchiti da una quantità impressionante di oggetti rubati ai popoli vinti.A ciò si deve 
aggiungere l'abitudine,nata in seguito alle fiorenti conquiste,di celebrare con nuovi monumenti i trionfi dei generali
vittoriosi.Sempre durante questo periodo venne costruito un secondo acquedotto(Anio Vetus,272 a.C) e il circo Flaminio
(221 a.C).
Il terzo secolo si chiuse con la difficile vittoria dei Romani contro Annibale,a Zama nel 202 a.C.Con la capitolazione
di Annibale e di Cartagine,che dovette cedere a Scipione e al potente impero romano la Spagna,l'intera flotta(ad 
eccezione di dieci navi),gli elefanti e sottostare alla proibizione di dichiarare guerra senza l'autorizzazione di 
Roma e al pagamento di 10.000 talenti di indennità,iniziò dunque per Roma un periodo molto fortunato.Zama fu la 
rivincita alla più grande e schiacciante sconfitta della storia romana,la battaglia di Canne,nel 216 a.C:in quel caso,
era stato proprio il geniale Annibale che,con una fulminea manovra di accerchiamento,aveva stretto l'esercito romano 
in una morsa decimandolo(morirono 50.000 uomini su 86.000).Le successive guerre Puniche lasciarono un segno profondo 
anche nella politica interna romana.Vennero costituiti due partiti,quello dei nobili(optimates) e quello del popolo
(populares).Gli incarichi dei magistrati,molto spesso impagnati nelle campagne militari,furono prolungati,i territori 
conquistati furono divisi in province,divenendo così legittima proprietà del popolo romano.A capo di ogni provincia 
venne nominato un pretore.Nel 149 a.C.,Roma,prendendo come pretesto una guerra dichiarata senza autorizzazione da 
Cartagine a Massinissa(l'alleato re di Numidia,che provocava a Cartagine continue incursioni),assediò la città e,
dopo un'aspra battaglia di sei giorni,la rase al suolo.L'invito del senatore Marco Porcio Catone era stato 
interpretato alla lettera:"Delenda Carthago!"L'impero universale,concetto già sperimentato in Oriente con Ciro il
Grande-che dominò un unico immenso paese,dall'Iran alle coste anatoliche del mar Egeo-calzava a pennello alla Roma 
già grande conquistatrice,unica e incontrastata padrona del mondo allora conosciuto.C'era quindi in ogni Romano la 
consapovelozza di appartenere a una città nazione,contemporaneamente metropoli e fulcro di un nuovo mondo che si 
andava a poco a poco plasmando.Ecco la storia di Roma,espressa in un concetto di base,le sue origini secondo 
un antica leggenda e la sua crescita,che ha fatto di essa,oggi una grande e ancora antica città.


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